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Dipinti dal XVI al XVIII secolo

La raccolta dei dipinti di proprietà del museo è piuttosto eterogenea per qualità e provenienza. Alcune opere provengono dalla chiesa del convento reggiano: le numerose tele di Fra Stefano da Carpi (15 si possono ammirare nell’esposizione permanente), la piccola tavola cinquecentesca della “Madonna del Bell’Amore” (oggetto di secolare venerazione fino a quando l’immagine si trovava nella sua originaria collocazione e che la tradizione delle guide locali assegnava a Lelio Orsi), la tela con “San Francesco in preghiera” attribuita a Bartolomeo Passerotti (collocata nell’esposizione permanente), le piccole opere di carattere pietistico raffiguranti personaggi e santi dell’Ordine Cappuccino. Della raccolta fa parte anche il “Martirio di santo Stefano” di Pietro Desani (1595-1657) eseguito verso il 1627 per la chiesa di San Raffaele di Reggio, soppressa nel 1798: in questa occasione il dipinto venne collocato nella chiesa dei Cappuccini.

Meritano una menzione particolare il minuscolo (cm. 11,5 x 14) olio su alabastro con “Estasi di S. Francesco” (inizi XVII secolo) e il piccolo dipinto su lastra di rame rappresentante la “Sacra Famiglia”, riferibile alla fine dello stesso secolo, ambedue di ambito bolognese; e, ancora, una “Madonna col Bambino” dipinta ad olio su rame, opera seicentesca di ambito emiliano, e il frammento di pala d’altare con “S. Martino a cavallo” riferibile ad ambiente bolognese vicino a Lionello Spada. Pure di ambiente bolognese è il bel dipinto con il “Ritratto di Padre Bonaventura da Reggio”, opera di un ignoto pittore della prima metà del XVII secolo che si mostra aggiornato sulle sperimentazioni pittoriche che Ludovico Carracci andava conducendo in quegli anni. Vanno, inoltre, segnalati un “paliotto con la Madonna e il Bambino” dipinto su cuoio, rara opera di artigianato settecentesco proveniente da una chiesa del territorio piacentino, e una piccola “croce penitenziale” dipinta, datata 1739, opera di un anonimo pittore modenese.

Arricchiscono questa raccolta una “Natura morta con frutta” riferibile al piacentino Antonio Gianlisi (1682-1776), e una coppia di “Vedute con rovine architettoniche” attribuite al pittore e scenografo bolognese Vittorio Bigari (1682-1776), opere che fanno parte della collezione Del Rio (vedi la sezione dedicata).

Galleria immagini

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