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Racconto fotografico "SORELLA PORTA", di Fabrizio Cicconi , testi di Irene Russo

I Beni Culturali Cappuccini,  Biblioteca dei Frati Cappuccini, in occasione della XII settimana della Salute mentale,

ospita il racconto fotografico " SORELLA PORTA " di Fabrizio Cicconi, testi di Irene Russo

 

 

 

SORELLA PORTA

il frate incontra il mondo, il mondo incontra il frate, e nessuno dei due rimane uguale a com’era.

Le fotografie di Fabrizio Cicconi svelano gli scenari del convento dei Frati Cappuccini di Reggio Emilia, sale e corridoi raramente accessibili al pubblico dove ogni giorno si svolge una routine fatta di preghiera e carità, di solidarietà e assistenza ai frati infermi.                                                                                                          Corridoi dove ciascuno condivide la propria solitudine con i confratelli, stanze dove la Regola detta il numero e la qualità delle cose. Le immagini ritraggono anche i volti dei frati, ospiti di camere sobrie dove nulla gli appartiene. Almeno finché non verranno trasferiti altrove, così da non legarsi troppo alle persone, ai luoghi, a niente di terreno.                                                                                                                              I testi, creati da Irene Russo in seguito ad alcune interviste ai frati abitanti, aggiungono aneddoti e ragioni di una scelta di vita all’insegna dell’essenzialità. Ne emerge una vocazione quanto mai contemporanea, capace di schivare le tentazioni del consumismo pur rimanendo nel cuore della civiltà.                          Come recita il titolo della mostra, la porta d’ingresso del convento è quasi una sorella: per la sua capacità di aprirsi e mandare il frate incontro al mondo, ma anche per la sua capacità di chiudersi e salvaguardare questo angolo di raccoglimento. 

 

 

Mondi paralleli, ma strettamente in contatto tra di loro per una osmosi che permetta la vita di entrambi, sono emersi dalla mostra fotografica “Sorella Porta”. Le porte che di solito sono nemiche perché dividono e lasciano sempre tutti “dall’altra parte”, per una volta sono diventate sorelle che permettono il contatto tra la strada e il convento, tra l’uomo che cerca il senso del suo perché nella confusione e l’uomo che ti dona il perché del suo senso.       E allora le immagini e le gigantografie di luoghi difficilmente accessibili svelano segreti che sarebbero difficilmente individuabili, e la voglia di passare dalla immagine alla realtà, dal significato alla oggettività, prende consistenza in una visita guidata al convento e alla chiesa. Parole, immaginazione e muri hanno dato vita ad una storia che risale alla edificazione del convento (1571) che, nonostante i diversi usi e costumi, ha cercato di mantenersi fedele agli insegnamenti di San Francesco attraverso la mensa dei poveri e la silenziosa e preziosa opera di riconciliazione e direzione spirituale che si svolge nei confessionali e negli ambienti conventuali. Ambienti che sono in buona parte condivisi con la gente che entra a far due chiacchiere e in parte sono personali, privati, ambienti in cui sorella porta rinchiude simbolicamente il frate perché trovi la vera clausura: quella del cuore, e per clausura intendiamo silenzio, pace, intimità, dialogo con Chi parla nel silenzio, e non certo carcerazione e lontananza forzata da tutti. E viaggiando tra coro, chiostro, refettorio e corridoi non potevamo che finire lì … ai piedi di una pala, la famosa “Pala Bardi” testimone di storia, arte e fede del primissimo francescanesimo, dove arte, filosofia, storia e spiritualità per una serata si sono date la mano e ci hanno raccontato di Francesco, di chi è davvero porta per andare al di là, per andare a Cristo.

 

La partecipazione del pubblico, la condivisione e il confronto hanno dato conferma che un linguaggio altro, fatto di immagini, è una delle forme possibili per accompagnare le persone ad avvicinarsi e a sentirsi accolte: un bisogno oggi così urgente e diffuso.

 

Riportiamo le riflessioni del fotografo Fabrizio Cicconi con il suo vissuto di artista e di uomo che ha conosciuto una realtà fino ad ora immaginata oltre le mura di via Ferrari Bonini. Fabrizio ora è diventato un nostro amico.                                                                                                                                                      "Dall’incontro con Maura, poi con frate Antonello, è nato il progetto, il racconto fotografico, “Sorella Porta”, uno sguardo di accoglienza e di ricerca interiore. Uomini di fede emancipati alle nuove tecnologie, sempre aggiornati sui fatti del mondo e su quello che succede intorno a loro. Studiosi di arti e filosofie che non tengono per loro, ma condividono con chi ne sente il bisogno. Aperti al mondo ma con regole che li riportano ad una realtà spirituale: nei momenti di preghiera e di condivisione dei pasti, i Frati non sono disturbabili.

Una cosa che dovremmo imparare.

 

Questo è quello che ho visto. Nelle mie immagini ho cercato di comunicare una realtà intima, quella che non vediamo all’ esterno. Attraverso dettagli, sfocature e focalizzazioni precise che possono dare vertigini, la mia intenzione era quella di lasciare spazio all’immaginazione. Muovere il pensiero delle persone che guardano un’immagine e farle riflettere senza trovare la realtà già spiegata. La fotografia ha questa possibilità di documentare dando un messaggio preciso, oppure cercare di far ragionare creando un pensiero soggettivo da un’immagine oggettiva. Per integrare il percorso dell’immagini ho coinvolto Irene Russo, scrittrice, che riesce a cogliere momenti importanti traducendoli in racconti non “canonici”. Come scrive Irene “… la porta d’ingresso del convento è quasi una sorella: per la sua capacità di aprirsi e mandare il frate incontro al mondo, ma anche per la sua capacità di chiudersi e salvaguardare questo angolo di raccoglimento … ” .

 

Il racconto fotografico “Sorella porta” non è il reportage fotografico sul convento dei Frati Cappuccini di Reggio Emilia, ma è un’insieme di immagini e testi che vogliono raccontare la presenza e la missione dei Frati Cappuccini; essi si pongono in dialogo con il visitatore mettendosi a disposizione per accogliere l’incontro inconfessato e danno bellezza a ciò che bello sembra non essere.

 

 

 

www.museocappuccini.it

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